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CTH 440

Citatio: (ed.), hethiter.net/: CTH 440 (INTR 2011-08-30)

Rituale per Ḫamrisḫara (CTH 440)

Testimoni:

Esemplare

Edizione

Nr. inventario

Luogo di ritrovamento

A

A1

KUB 35.92

526/b

Bk. A, Raum 4, Tabl.-Schutt, nördl. Hälfte.

A2

+ KBo 9.146

+ 25/o

Büyükkale y/9. Steinfüllung des phryg. Turmes, Osten.

A3

+ KBo 39.258

+ 274/b

Bk. A, Raum 4, Tabl.-Schutt, nördl. Hälfte.

Bibliografia:

Otten 1977, 300 – Starke 1985, 402-406 – Haas 1994, 402-403 – Trémouille 1995, 380 – Melchert 2001, 198-199 – Groddek 2004, 318.

Editionsgeschichte

Il frammento 526/b è stato pubblicato nel 1952 come KUB 35.92 da H. Otten che lo definiva semplicemente “SALŠU.GI-Ritual, nennt ḪAMRI IŠḪARA”. Un secondo frammento, 25/o, è stato pubblicato come KBo 9.146 sempre da H. Otten e identificato come join a 526/b; entrambi i frammenti sono stati quindi riprodotti nell'autografia in KBo 9. Infine il frammento 274/b pubblicato da H. Otten nel 1995 come KBo 39.254, è stato identificato come join e proposto in traslitterazione da Groddek 2004, 318.

Non esistono delle vere e proprie edizioni del testo, ma soltanto traslitterazioni, una completa in Starke 1985 e una parziale, limitata al Recto, in Melchert 2001, 197-198.

Contenuto

Il testo, scritto su un'unica colonna su Recto e Verso, è molto frammentario al punto che neppure una riga è conservata per intero. Risulta quindi piuttosto difficile anche capirne scopo e tipologia. Alcuni parti in luvio (Ro. 28'-29'; Vo 32', 33', 36') e la presenza di alcuni hapax (cfr. la forma verbale tamezzi in Ro 23' oppure il sostantivo ḫūtan in Ro 27'), rappresentano ulteriori difficoltà per la comprensione del testo.

Ad ogni modo si può affermare con una certa sicurezza che almeno la prima parte del rituale sia relativa alla purificazione di un edificio, a cui sembrano alludere alcuni periodi come [ ... É-r]i an-dapa⌉-iz-zi (Ro. 22') e ⌈É-ir-wa pár-⌈ku-eš⌉[-du?] (Ro. 32') oppure la ricorrenza di alcuni termini che identificano parti di un edificio: ḫal-ḫal-tu-ma-ra-a[š (Ro 22', 30'), [ḫal-m]a-šu-it-ti-iš (Ro. 30'), šar-ḫu-li-eš (Ro. 30').

La seconda parte del rituale invece dopo lo svolgimento di azioni rituali che prevedono l'uso di turiboli (ḫuprušḫi-) e vasi hupuwai- e che richiamano in parte il rituale di Maštigga (cfr. kolon 17 con relativo commento), si concentra sulla liberazione dell'EN SISKUR(?) dagli spergiuri (lingauš) e dalle maledizioni (ḫuwartauš), per cui cfr. §17' e sgg.1.

Il colofone purtroppo conserva solo il numero della tavoletta e non è percio di alcun aiuto.

La dea Ḫamrišḫara che compare più volte all'interno del rituale ed è forse la divinità a cui quest'ultimo è rivolto, presenta una nome composto dal sostantivo ḫamri che identifica un edificio cultuale2 e dal nome della dea Išḫara, ed è con ogni probabilità da considerarsi un'ipostasi della stessa Išḫara.

© Universität Mainz – DPHT – Rituale / Institut für Ägyptologie und Altorientalistik

1

Si noti in particolare, qualora l'integrazione proposta sia giusta, anche la menzione di un sostituto tarpalliš (Vo 11').

2

Cfr. HW2, 132-133. Secondo Haas 1994, 402 n. 189 “die Ursprung des Wortes ist wohl in dem nordsyrisch-südanatolischen Substrat zu suchen” e id., 402 “der Terminus ḫamru/ḫamri bezeichnet einen heiligen Bezirk, wahrscheinlich sogar die Zella des Tempels selbst”.


Editio ultima: 2011-08-30






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